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L’ombra del fiume Shannon

Aggiornamento: 14 apr 2025

Il pub di Kilcormac era uno di quei posti dove il tempo sembrava scorrere più lentamente. Il legno scuro impregnato di birra, il camino acceso, i vecchi che parlavano a bassa voce nei loro angoli abituali. Declan si era seduto al tavolo, il taccuino aperto davanti a sé, mentre l’anziano pescatore di cui tutti parlavano gli raccontava la sua storia.

Il vecchio sollevò lo sguardo dalla pinta di birra scura, fissando il giovane con occhi ombreggiati da troppe notti insonni.

"L’ho vista con questi occhi, ragazzo." Mormorò, abbassando la voce come se la paura potesse sentirlo. "Esce dal fiume quando la luna è piena. L’acqua le scivola addosso come un sudario."

Declan O’Shea, giornalista del Dublin Chronicle, si trattenne dal ridere. Annuì con la serietà di chi prende appunti, ma in realtà non credeva a una parola di quella storia.

Era arrivato a Kilcormac quella mattina, un villaggio troppo piccolo per essere sulle mappe turistiche, sperduto tra la nebbia e le colline dell’Offaly. Il fiume Shannon scorreva nero e silenzioso accanto al paese, gonfio delle piogge d’autunno.

Studiò attentamente l’uomo. Non sembrava ubriaco. Aveva le mani callose di chi lavora all’aria aperta e lo sguardo di chi ha visto più di quanto vorrebbe ricordare.

"Una donna nel fiume, dici?" Chiese Declan, giocando con il bordo del bicchiere. "Chi è?"

Il pescatore esitò.

"Una ragazza. Morta tanto tempo fa. Dicono che sia stata accusata di stregoneria, ma non c’era bisogno di prove a quei tempi. L’hanno legata mani e piedi e l’hanno lasciata affondare nel Shannon."

Declan si annotò ogni parola.

"E ora il suo fantasma vaga nel fiume?"

L’uomo annuì lentamente.

"Se senti il suo canto, è già troppo tardi."

"Canta?"

"Un lamento, qualcosa che ti stringe il cuore come una mano gelida. E se incroci il suo sguardo…" Il vecchio abbassò la voce. "Sei segnato."

Declan fece schioccare la lingua, divertito.

"Qualcuno è mai morto per questo?"

Il pescatore lo fissò senza rispondere.


Erano quasi le undici quando Declan si ritrovò sulla riva del Shannon. La luna piena si rifletteva sull’acqua, creando un sentiero pallido tra le correnti. Il vento soffiava tra i rami nudi degli alberi, portando con sé l’odore umido di muschio e terra bagnata.

Declan non credeva ai fantasmi. Ma amava le storie, e questa era una storia dannatamente buona.

Aveva deciso di passare la notte lì, solo con la sua macchina fotografica e il registratore. Se quella storia era vera, l’avrebbe documentata. Se era solo folklore, avrebbe scritto un articolo ironico per smontare la paura collettiva del villaggio.

Le ore passarono. Il silenzio era totale. Il giornalista si strinse nel cappotto, cominciando a pensare che stesse solo perdendo tempo.

Poi sentì il primo suono.

Un sussurro, leggero come un soffio di vento.

Si voltò di scatto. Il fiume era immobile.

Poi lo sentì di nuovo.

Un canto.

Un lamento basso, spezzato, come un sospiro venuto da lontano, che sembrava provenire da ogni direzione e da nessuna. Declan sentì un brivido lungo la schiena e strinse la torcia con dita improvvisamente sudate.

L’acqua scura, prima immobile, d’improvviso si mosse.

Una figura emerse dalla corrente.

Era una donna. Pelle bianca come la luna, capelli scuri che le aderivano al volto scarno. Indossava un abito vecchio, fradicio, aderente al corpo magro come se fosse parte della sua carne.

Gli occhi…

Gli occhi erano pozzi vuoti, senza luce.

Declan trattenne il respiro. Il canto continuava, insinuandosi dentro di lui come dita fredde. Cercò di muoversi, ma era come se il suo corpo non rispondesse.

La donna avanzò.

L’acqua le lambiva la vita, poi le ginocchia, poi le caviglie… ora era sulla riva.

Declan sentì il gelo avvolgerlo. Alzò la macchina fotografica con uno sforzo immenso, premette il pulsante.

Il flash illuminò il nulla.

Lei era sparita.

Il fiume era tornato immobile.

Ma l’aria era gelida. E Declan sentiva ancora il canto nelle orecchie.


Declan tornò al pub con il viso pallido e lo stomaco annodato. Il vecchio pescatore lo fissò, senza bisogno di chiedere nulla.

"L’hai vista, vero?"

Declan non rispose, deglutì. Il whisky nel bicchiere tremava leggermente nella sua mano.

"Chi era?"

Il vecchio sospirò, abbassando lo sguardo.

"Si chiamava Brígh. Trecento anni fa l’hanno accusata di stregoneria. Ma non c’era nessun processo per le donne come lei. L’hanno solo… gettata nel fiume. Legata mani e piedi."

Declan rabbrividì.

"E ora…?"

"Ora cerca vendetta."

Il giornalista rise nervosamente.

"Non può toccarmi."

Il pescatore lo fissò con un’ombra di pietà negli occhi.

"Non subito ma quando tornerai nella locanda lei ti troverà.”

Declan smise di ridere.

Perché fuori dalla finestra, nel riflesso della pioggia sulla strada, vide un volto bianco e due occhi neri che lo fissavano.

E il canto ricominciò.


Declan rimase immobile, il respiro mozzato. Gli occhi nel riflesso della finestra erano fissi su di lui: neri come la notte oltre il vetro, profondi come il fiume che li aveva generati.

Chiuse gli occhi per un istante, sperando che fosse solo un’illusione. Forse era la stanchezza. Forse l’alcol.

Quando li riaprì, la figura non c’era più.

Solo il buio e la pioggia che scivolava sulla strada.

Deglutì a fatica e si voltò verso il vecchio pescatore. L’uomo lo osservava con un sorriso sottile, beffardo.

"L’hai vista, vero?"

La voce era bassa, carica di un significato che Declan non voleva comprendere.

Il peso del bicchiere nella sua mano gli sembrava l’unica cosa reale in quel momento. Si sforzò di prendere un sorso, sentendo il whisky scivolargli giù per la gola come fuoco liquido.

"Era qui." La sua voce uscì roca, quasi un sussurro.

Il vecchio annuì lentamente, senza traccia di sorpresa. "Ti ha segnato."

Declan sbatté le palpebre. "Segnato?"

Il pescatore fece scorrere le dita nodose sul bordo del boccale. "Ora sa chi sei. Ti ha visto. E quando il fiume chiama qualcuno… non lo lascia andare."

Un brivido gli attraversò la schiena.

"Sciocchezze," sbottò, cercando di convincere più se stesso che l’uomo davanti a lui. "Era solo la mia immaginazione. Suggestione. Ho ascoltato troppe storie, tutto qui."

Il vecchio scosse la testa. "Hai ancora nelle orecchie il canto?"

Declan si irrigidì.

Perché la verità era che sì, il canto era ancora lì. Non forte, non chiaro, ma un sussurro lontano, un’eco nelle ossa.

Si staccò dal bancone, improvvisamente nauseato. "Devo dormire."

Il pescatore inclinò la testa. "Già. Dormire." Poi aggiunse, con un sorriso enigmatico: "Chissà se ti sveglierai."

Declan non rispose. Uscì nel buio, lasciandosi alle spalle il tepore del pub.


La pioggia era tornata a cadere, lenta e sottile, creando piccoli fiumi lungo le strade di Kilcormac.

Declan infilò le mani nelle tasche del cappotto, il passo veloce sulla ghiaia bagnata. L’unico rumore era quello delle sue scarpe che schiacciavano il fango.

E poi… il canto.

Più vicino.

Si fermò di colpo.

Il cuore gli martellava nel petto. Guardò attorno. La strada era deserta. Nessuna finestra illuminata. Nessuna presenza oltre la sua.

Eppure…

Il canto c’era.

Lieve, sottile, un sussurro tra le foglie.

Declan fece un respiro profondo. "Suggestione," si disse. "Nient’altro."

Riprese a camminare.

Il canto si fece più forte.

Si voltò.

E la vide.

In piedi in mezzo alla strada.

Fradicia, pallida, con l’abito incollato al corpo come un sudario. I capelli neri scendevano sulle spalle come alghe. Gli occhi… vuoti. Pozzi di oscurità senza fondo.

Declan rimase paralizzato.

Lei aprì la bocca.

E cantò.

Il suono gli trafisse il petto, come dita gelide che gli serravano il cuore. Le gambe cedettero. Cadde in ginocchio nel fango, incapace di distogliere lo sguardo.

Le mani della donna si alzarono lentamente.

Declan boccheggiò, cercando aria, ma era come se l’atmosfera intorno a lui fosse diventata densa, impossibile da respirare.

Poi…

Un suono diverso.

Un campanile in lontananza.

Dodici rintocchi. Mezzanotte.

Il canto si spezzò.

Declan cadde a terra, ansimando.

Quando rialzò lo sguardo, lei non c’era più.

Solo la pioggia.

Solo il silenzio.

Solo il battito forsennato del suo cuore.


Declan non ricordava come fosse arrivato alla locanda. Ricordava solo il letto sotto di lui, il tremito delle mani, il respiro spezzato.

E il freddo.

Un gelo che si insinuava nelle ossa. Non importava quante coperte tirasse su di sé, quanto cercasse di scaldarsi: era lì, dentro di lui, come se il fiume gli scorresse nelle vene.

Chiuse gli occhi.

Ma il canto…

Il canto non se n’era mai andato.

Lo sentiva nei battiti del cuore. Nel sussurro del vento fuori dalla finestra. Nel gocciolio lento della pioggia.

Poi, il materasso sotto di lui si affossò leggermente.

Qualcuno era seduto accanto a lui.

Il gelo divenne insopportabile.

Declan aprì gli occhi.

Brígh lo fissava.

Più vicina di prima. Più reale.

Allungò una mano verso di lui.

Declan urlò.

E tutto divenne nero.


Il sole era già alto quando il vecchio pescatore entrò nella locanda.

Il proprietario lo salutò con un cenno.

"Sei venuto a cercarlo?"

L’uomo annuì. Salì le scale, il legno che scricchiolava sotto il suo peso. Bussò alla porta della stanza di Declan.

Silenzio.

Aprì con cautela.

La stanza era vuota.

Il letto disfatto.

Il taccuino aperto sulla scrivania.

La giacca ancora sulla sedia.

Ma di Declan O’Shea, nessuna traccia.

Solo la finestra spalancata.

E il rumore lento dell’acqua che scorreva lontano, nel fiume Shannon.


A Kilcormac nessuno chiese. Nessuno cercò.

Nei pub, si diceva che Brígh avesse finalmente trovato la sua vendetta. Che Declan, con il suo scetticismo, fosse stato il prescelto.

Il Dublin Chronicle pubblicò un necrologio mesi dopo, dichiarandolo disperso. Nessun corpo fu mai trovato.

Ma nelle notti di luna piena, nei racconti sussurrati attorno al fuoco, c’era una nuova storia.

Ora, accanto alla donna che usciva dall’acqua, c’era anche un uomo.

Un uomo con un taccuino in mano.

E occhi vuoti come il fiume.






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